Wildbacher 2011 – Collalto

È davvero difficile riuscire a districarsi in mezzo al vastissimo panorama viticolo italiano fatto di numerosissime varietà autoctone che caratterizzano ogni regione.
Cosa succede quando ci capita fra le mani una bottiglia di un vitigno quasi scomparso e altrettanto poco conosciuto?
Oggi parlerò del Wildbacher vitigno di origine austriaca quasi del tutto estinto e che in Italia viene ancora coltivato nel trevigiano da solo due aziende: Collalto e la tenuta Col Sandago.
La bottiglia che ho scovato è dell’azienda Collalto di proprietà di una nobile famiglia con una lunghissima storia che risale all’epoca dei Longobardi.

www.cantine-collalto.it
www.cantine-collalto.it.

L’introduzione di questo vitigno avvenne ad opera dell’Abate Vincisguerra di Collalto, uomo di scienza e grande viaggiatore che intorno al 1700 portò in Italia le prime barbatelle di Wildbacher dalla regione austriaca della Stiria.
A quei tempi le colline di Collalto nella provincia di Treviso erano caratterizzate da terreni composti da argille calcaree e da un clima dalle forti escursioni termiche notturne: per questo offrirono un habitat ideale per la coltivazione di questo vitigno.
Il nome Wildbacher deriva dal distretto della Stiria (in Austria) dove era inizialmente coltivato e tradotto significa “torrente selvaggio”.
L’azienda Collalto, la più antica e più ampia proprietà vitivinicola della provincia di Treviso, comprende oltre 150 ettari di vigneto: un autentico giardino vitato allevato con estrema cura rispettando le esigenze colturali di ogni singola tipologia di uva.
È a partire dagli anni ’50 che il Wildbacher viene coltivato e vinificato nella moderna versione I.G.T.
Questa particolare varietà presenta un grappolo piccolino, ricco di vinaccioli più che di polpa con gli acini che presentano una buccia scura e spessa.
La vendemmia viene svolta in modo tardivo, solitamente a fine Ottobre.

www.colsandago.com
www.colsandago.com

Dopo una fermentazione di circa 10 giorni in acciaio e vasche di cemento, segue un affinamento di 18 mesi in botti di rovere di Slavonia a cui si aggiungono altri 6 mesi in bottiglia prima della messa in commercio.
La bottiglia è sul tavolo aperta, pronta per essere degustata, vediamo cosa ci riserva questo Wildbacher annata 2011.
Ad un primo esame visivo risulta di un bel rosso rubino intenso, leggermente violaceo, è un vino che preannuncia un carattere vivace e netto.
Al naso sprigiona profumi fini, un fruttato non troppo marcato che richiama i piccoli frutti di bosco come il mirtillo e la mora con un tocco di erbe aromatiche, mentolato quasi balsamico: un comparto aromatico non troppo complesso ma fine, piacevole in tutti i suoi sentori.
Una volta sorseggiato risulta di medio corpo, abbastanza caldo e sapido, con una nota alcolica non troppo marcata (13%).
L’aroma di frutti di bosco viene bilanciato da una nota amarognola che ricorda la mandorla, il tutto poi condito da una nota speziata leggermente pepata.
In bocca rimane il retrogusto di mandorla con una sensazione tannicapickerimage persistente ma non troppo preponderante: è un vino che non si sbilancia troppo e si mantiene sobrio.
È intrigante ma un po’ austero, si dimostra rigido e inflessibile.
Dal punto di vista aromatico non si è aperto molto: è un vino che ha delle potenzialità inespresse e secondo la mia opinione potrebbe rendere di più dopo qualche anno di ulteriore affinamento in bottiglia, ammorbidendosi e sviluppando un aroma più consistente.
Le vicende che narrano la nascita e l’evoluzione di ogni vitigno sono sempre molto affascinanti e, nel caso del Wildbacher, siamo di fronte ad un vino indubbiamente interessante.
Un plauso personale va a questa azienda che ha avuto il coraggio e la volontà di portare avanti e far sopravvivere fino ad oggi una varietà che altrimenti sarebbe scomparsa.
Il nostro patrimonio viticolo è immenso ma i nuovi trend e il mercato tendono a de-valorizzare l’autoctono puntando su gusti più internazionali.
Nutro sempre una grande stima per le aziende che, nonostante le evoluzioni del universo vitivinicolo, puntano a preservare e mantenere vive le tradizioni del nostro paese.
Con una sua personale storia e una rarità quasi unica, è un vino assolutamente consigliato, seppur sobrio e senza una peculiarità marcata.
Piacevolissimo e alla portata di tutti in quanto il prezzo è inferiore ai 10€ a bottiglia.
Magari non avrà un giudizio molto alto e non sarà il vino più particolare che abbia mai bevuto, però è mio consiglio provarlo senza indugio per la sua esclusività.

 

Federico

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