Vinitaly 2017: conferme, novità ed entusiasmo ordinato

Anche quest anno Verona è il palcoscenico del vino italiano, dal 9 al 12 Aprile.
Come sempre Vinitaly viene anticipato dalle ormai stucchevoli critiche che puntualmente rimbalzano  sulla schiena di coloro che fanno capannello nel criticarlo.
Non sarà la manifestazione perfetta ma son stanco di sentirla paragonare con questo o quell altro evento.
Vinitaly è pressochè unico nel suo modo di essere, Verona è unica nel suo modo di presentarsi.
Negli anni caos e maleducazione dei partecipanti (anche grazie al rincaro dei biglietti d’ingresso) è forse diminuita, ma è per caso questo il problema?
Altre fiere del vino europee vengono chiuse al pubblico, senza aumento del prezzo dei biglietti, solo per (pochi) addetti ai lavori, per me non ha senso.
Il vino è per tutti. qualsiasi vino è per tutti e una fiera cosi importante che raccoglie le più importanti aziende del panorama enologico italiano deve dare la possibilità a coloro che si vogliono avvicinare col cuore al vino di poterlo fare.
Sta sempre al soggetto la scelta del predicato verbale che gli compete, educazione e savoir faire deve sempre accompagnare appassionati ed addetti ai lavori, per fare in modo che Vinitaly possa esprimere bellezza e ordine.
Anche quest anno gli assaggi ci hanno portato a conferme di aziende ormai caposaldi di qualità e puntualità e alcune nuove scoperte, molto interessanti.

 

TERRAZZE DELL’ETNA

Natura, territorio, terra, terreno, aria e profumi. I vini di Terrazze dell’Etna sono vini dal pragmatismo degustativo quasi unico. L’Etna, “a muntagna”, un vulcano che mai come in questi vini ne determina i connotati. Vini da scoprire, vini che ti conducono in un viaggio di sapori e profumi, vini che sanno prenderti per mano. Consigliatissmi i due Metodo Classico di cui non abbiamo riportato le etichette ma che quando assaggiati spiegano in modo semplice e conciso il concetti di vino materico, un liquido al servizio della forma espressiva.

 

 

MATTEO CORREGGIA

I vini di Matteo Correggia oggi vengono magistralmente condotti dalla Famgilia al completo. Giovanni, grande amico, ogni anno ci presenta i suoi vini che col passare del tempo prendono sempre più il suo carattere. I vini di Correggia sono simbolo indelebile di un Roero che durante gli anni ha saputo affermarsi nel mondo con una qualità altissima e senza compromessi. Vino su tutti che ogni anni ci lascia di stucco, oltre il Ròche d’Ampsej, è il Marun. Quest’anno ci ha lasciati a bocca aperta il passito di Bracchetto: Anthos.

TESSARI

Cantina che ha fatto del Soave, del suo territorio e della finezza dei suoi vini un mantra irrinunciabile. Il Grisela è vino della tradizione, semplice ma mai banale rispecchia lo sforzo di portare il più semplice dei soave ad espressioni degustative alte. Espressione finissima di Soave è il Bine Longhe, vino che deriva dal “cru” di Costalta e da una vendemmia tardiva svolta nel mese di Ottobre. Vino dalla complessità che stupisce, un Soave che impone riflessioni sull’importanza che questo vino dovrebbe rivestire nel panorama enologico italiano. Di grande interesse l’Extra Brut Arcerus, vino semplice nella sua metodica d’ottenimento (Metodo Martinotti) ma che spicca per l’esaltazione più vera, anche grazie a bollicine delicate ma ben persistenti, della mineralità dei terreni antichi e vulcanici del Soave.

FRADILES

Facciamo un salto in quella terra magica, che è casa mia, la Sardegna. Uno dei territori dove sembra che la benedizione di Dio si sia fatta maggiormente sentire. Terreni unici nel loro genere con un enorme variabilità di stili pedologici, dal granitico al basaltico dal vulcanico antico alle sabbie, dalle colline alle montagne al mare ed ai suoi venti. Fradiles si trova nel piccolo paese di Atzara, vicino a Meana Sardo in provincia di Nuoro, nel cuore pulsante dell’Isola. Il Mandrolisai è vino antico, nasce dall’unione molto sapiente di tre uve che se non assemblate nel modo giusto rendono il Mandrolisai un vino oltre che strano a tratti banale. Cannonau, Bovale e Monica sono le varietà che lo compongono, la Cantina Fradiles in due vini su tutti compie un lavoro certosino di assemblaggio ed invecchiamento, regalandoci il Bagadiu e l’Antiogu, vini che rispecchiano l’espressione più vera ed espressiva del Mandrolisai.

ALBINO ROCCA A Barbaresco, cuore delle Langhe sempre sul pezzo e sempre sugli scudi per i vini più famosi e antichi d’Italia. Albino Rocca ci stupisce per il suo “cru” di Barbaresco il “Ronchi” 2014. Figlio di un’annata tutt’altro che rosea, è caratterizzato da un forte carattere espressivo, nota che ci ha stupito, soprattutto se confrontato con altri suoi simili assaggiati durante le giornate a Vinitaly.

CA’ D’GAL Siamo a Santo Stefano Belbo, a Valdivilla nel cuore vero e unico del Moscato d’Asti. Quest’azienda sposa completamente ed intimamente quest’uva al punto di produrne una versione che lascia a dir poco a bocca aperta. Il Moscato d’Asti “Vite Vecchia” abbiamo potuto assaggiarlo sia in annate recenti che in una versione molto datata, semplicemente sublime. Lo ricorderò per sempre statene certi.

CASTIGLIA Ritorniamo per un attimo in Sardegna, precisamente in Gallura per Myali, Vermentino D.O.C.G. a dir poco strepitoso e per un Cannonau, ieri Balia oggi Nino 70, che rappresentano vere eccellenze dell’Isola di Sardegna. Tra Oliena e la Gallura, Castiglia si sta destreggiando tra qualità, innovazione ed intraprendenza.

ANTINORI Non aveva sicuramente bisogno del nostro giudizio l’illustre famiglia Antinori che proprietaria di diverse tenuta in Italia produce sempre vini di qualità sopra la media. Grande davvero Calafuria, il rosato pugliese prodotto da Tormaresca, composto da uve Negramaro 100%, profumi inebrianti, allo stesso tempo semplice ed esaltante. Rimanendo nella tipologia vini rosati, casa Prunotto, in Piemonte, terra di Nebbiolo, produce il Granadiè, mix di uve piemontesi tra cui sicuramente il Nebbiolo riveste una parte importante. Vestito di un rosa antico buccia di cipolla sontuoso. Sempre di Prunotto abbiamo avuto la grande possibilità di degustare il rarissimo Vigna Colonnello 2011, Barolo d’alta scuola enologica.

 

ROCCHE DEI MANZONI Quest’azienda credo non abbia più bisogno di presentazioni. Grandi vini per ogni etichetta prodotta, dalle due Barbera, qui non riportate, La Cresta e Sorito Mosconi, sino ad arrivare ad Angelica, uno Chardonnay di rara finezza che ricorda la precisione morbosamente celata di uno Chablis. Rocche dei Manzoni esalta il concetto di “cru” presentando diversi Barolo, diversi ed elettivi di composizioni pedologiche differenti con esposzioni e colline dissimili. Il Barolo Vigna Madonna Assunta è una super Riserva di rara bellezza e bontà.

 

 

 

QUINTODECIMO

Quando un professore, di rara bravura come Luigi Moio mette testa, cuore e mani sul territorio dell’Irpinia, succede che nasce un vero e proprio vanto per l’enologia italiana. Quintodecimo è un’azienda dove la competenza tecnica si unisce all’amore per l’uva e per il vino di estrema qualità. Tre vini bianchi di rara finezza: il Fiano di Avellino EXULTET, il Greco di Tufo GIALLO D’ARLES e la Falanghina Irpinia VIA DEL CAMPO. È soprattutto sull’Aglianico che si ferma l’attenzione del professor Moio che porta alla luce tre vini rossi di rara bellezza ed espressività, vini umani con dei caratteri ben precisi: Taurasi Riserva VIGNA QUINTODECIMO, Taurasi Riserva VIGNA GRANDE CERITZO e l’Aglianico Irpinia TERRA D’ECLANO. Chapeau!!!

 

A Vinitaly c’è sempre la possibilità di incontrare le eccellenze del nostro Paese, Vinitaly ci consente ogni anno di constatare l’enorme rincorsa del vino italiano verso il mondo delle eccellenze supreme.

Molti sono convinti che su certi concetti come esaltazione del territorio, cru e parcellizzazione delle vigne in funzione della qualità i produttori italiani siano ancora indietro. Noi diciamo che non è un concetto assimilabile all’intero patrimonio enologico italiano. Lo sforzo è ancora molto, sicuramente, ma la strada che stiamo percorrendo è quella giusta.

 

Andrea Pilu

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