VILLANOVIANA: il Sogno di Marco e Barbara

Oggi vi raccontiamo della presentazione dell’azienda Agricola Villanoviana a Milano; l’incontro al pubblico con questa giovane Realtà enologica è stato deliziosamente gestito da Claudia Bondi, nel ristorante “Mibabbo” che è riuscita ad unire giornalisti ed esperti del settore vino con la tradizione toscana coniugando i vini dell’azienda.
Cantina caratterizzata da una nuova concezione estetica, Villanoviana si trova nel Bolgheri in località Sant’Uberto ed è di VILLANOVIANA CANTINAproprietà di Marco Belli e Barbara Monacelli.
L’azienda è composta da circa 4 ettari di vigneti coltivati con le sempre più classiche uve “bordolesi”.
Il bianco villanoviano è Teia, fresco di beva semplice che si presenta fine e dalle interessanti note floreali ed agrumate, è composto per l’85% da Vermentino e per il 15% da Viogner che si concede un rapido passaggio in botte.
L’aspetto interessante di questo bianco è che la piccola percentuale di uva che subisce il passaggio in legno garantisce al vino una morbida nota vanigliata la quale dona spessore ed eleganza che ben spalleggia la nota acida e floreale caratteristica del Vermentino toscano.
I rossi, ben accompagnati da piatti tipici della cucina toscana, hanno composto una vera e propria verticale di complessità e potenza, manifestando un buon legame tra l’azienda e il territorio in cui nasce.
Dalle note floreali del Teia siamo passati a quelle fresche e dirette dell’Erubesco I.G.T., piacevolmente colpiti da questo blend Merlot e Carbernet Franc.
Questo vino che “vede” solo acciaio è abbastanza fine con una spiccata acidità e note vegetali dove il Cabernet Franc manifesta il suo carattere deciso e solido sebbene accompagnato dal più morbido e setoso COLLAGE VINI VILLANOVIANAMerlot.
L’evoluzione culinaria ci ha portato all’Imeneo Bolgheri D.O.C. 2012: un vino più complesso e raffinato, qui il Merlot e il Cabernet Sauvignon subiscono una maturazione in legno.
L’affinamento in botte ammorbidisce il carattere deciso del Sauvignon ingraziato anche dalle morbidezze a cui ci ha abituato il Merlot di Bolgheri.
Un vino interessante, rotondo, caldo, avvolgente e abbastanza persistente con note nette e caparbie che preannunciano ottime evoluzioni nel tempo.
Il terzo rosso, il Sant’Uberto 2012, vino presentato in anteprima proprio in quest’avvenimento, rappresenta la punta di diamante dell’azienda: il vino di pregio di Villanoviana.
Composto da Merlor, Cabernet Franc e Petit Verdot in bocca si presenta con delle note particolarmente intense e calde, una complessità sicuramente maggiore rispetto ai due rossi precedenti ed un austerità, forse a tratti, un po’ “intimidatoria”.
Il Sant’Uberto è caratterizzato da una complessità aromatica abbastanza ampia che si discosta dalle note più fresche dei precedenti insistendo maggiormente su sentori di cannella, tabacco e spezie che accompagnano la spalla tannica con più lentezza dando quasi l’impressione di un vino che andrebbe meditato e accolto nel tempo.
Sicuramente un vino dalle grandi potenzialità, ancora forse non pienamente espresse, ma decisamente elegante e dal carattere riflessivo.
VIGNETI VILLANOVIANAIl legame con il territorio rappresenta oggi la chiave di volta di ogni azienda di successo: riuscire a proporre dei prodotti che rappresentino la località, la geografia, il clima, del posto da cui provengono è troppo importante.
Oggi, il consumatore attento ricerca sempre più il terroir nel bicchiere ed è compito dell’azienda lavorare ottimamente per riuscire a dare un DNA identificativo che estrapoli tutto il potenziale della vigna proponendolo nel bicchiere.
Villanoviana si inserisce in un contesto che potremmo definire facile e non facile, dove gli “internazionali” fanno da sempre la “voce” grossa.
Nel Bolgheri la competizione fra le aziende è sempre agguerrita: una zona che ha visto in questi ultimi 60 anni l’ascesa del taglio bordolese come unica soluzione di continuità.
Il rischio di produrre vini che non siano espressione di un territorio e di una scelta personale è forte, in Villanoviana Marco e Barbara con l’aiuto dell’enologo Nicolò Carrara sono stati capaci di comunicare la loro filosofia produttiva all’interno dei loro vini.
L’arduo compito e l’obbiettivo futuro di Villanoviana, data la sua giovane età, sarà quello di riuscire a proporre un prodotto che si avvicinerà sempre più al territorio, dimostrando che anche il Bolgheri può costituire motivo di vanto per la tradizione enologica tipicamente toscana.

 

Andrea e Federico

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

AlphaOmega Captcha Classica  –  Enter Security Code