ROERO 2011 – Matteo Correggia

Quest’oggi ci troviamo nel Roero, in Piemonte, zona nord orientale della provincia di Cuneo racchiusa fra le Langhe e il fiume Tanaro.
È diventata una delle aree più vocate per la coltivazione del Nebbiolo grazie anche al contributo di Matteo Correggia, che negli anni ha reso celebre questa zona grazie ai suoi vini.
La storia di questa realtà ha inizio nel 1985 quando Matteo Correggia eredita l’azienda agricola di famiglia e si prefigge fin da subito di valorizzare i suoi vigneti optando per una svolta più “modernista”: decide di dare un taglio nuovo ai suoi vini, che li renderà nel tempo unici.
Apprezzato e allo stesso tempo criticato, negli anni Matteo è riuscito a dar vita ad una realtà di indiscusso valore ed è diventato un punto di riferimento nel Roero.
Dopo la scomparsa prematura avvenuta nel 2001, le redini dell’azienda sono state prese in mano pickerimage(1)dalla famiglia che ha continuato con amore il lavoro iniziato tanti anni prima.
I 20 ettari dell’azienda sono divisi fra varietà autoctone ed internazionali, il vitigno principe di questa realtà rimane però il Nebbiolo: qui coltivato su suoli sabbiosi, poveri di argilla e limo, ricchi però di sali minerali.
Per la produzione di questo Roero le uve (100% Nebbiolo) vengono vendemmiate manualmente fra fine Settembre e metà Ottobre, la fermentazione poi avviene in acciaio con macerazione di circa una settimana.
Dopo 12 mesi di affinamento in barriques seguiti da 8 mesi in acciaio, il vino è pronto per la messa in commercio.
Ho aperto questa bottiglia di Roero annata 2011 senza decantarla in modo da osservare l’evoluzione di questo vino nel tempo, bevendolo nel corso della giornata.
Nel bicchiere il vino appare di un bel rosso rubino intenso con un’unghia tendente al granata.
Al naso è un vino intenso, vinoso, gli aromi che ricordano la frutta rossa e i dolci profumi di viola vengono quasi sovrastati da un’importante nota eterea dovuta ai 14% vol di alcol.
In bocca appare di medio corpo, abbastanza caldo, piuttosto morbido ed equilibrato: note di frutta rossa, come la ciliegia e la fragola, sono piacevolmente accompagnate da pepe nero e cuoio con un finale vanigliato non eccessivo.
La nota alcolica in bocca non risulta preponderante, è un vino che non colpisce con note decise e pungenti, piuttosto ti coccola in un caldo abbraccio.foto
Di buona persistenza e complessità, con tannini fini e levigati dal passaggio in botte.
Non è un vino aggressivo, per essere un Nebbiolo risulta infatti molto tranquillo ed armonico, è un vino che vuole farsi piacere e, grazie al suo carattere “docile” ma intrigante, ti spinge a versare un secondo bicchiere per scoprirlo meglio.
Il taglio moderno si sente, è un vino di indubbio piacere, adatto a tutti i palati, ammorbidito e addolcito dalla botte, risulta “rotondo”, senza spigolature.
È una bottiglia davvero interessante che, degustata nel tempo, è riuscita a darmi davvero delle ottime impressioni: all’inizio si è rivelato molto morbido e fine, con un taglio moderno inconfondibile, quasi “internazionale”. Dopo una lunga e lenta ossigenazione il vino si è impreziosito: le note dell’affinamento in barriques hanno lasciato spazio a profumi più intensi con sentori di cuoio e pepe nero più marcati. Alla fine ha rivelato un carattere più unico e personale, legandosi maggiormente al territorio.
Grazie all’ottimo rapporto qualità prezzo (intorno ai 12€) è un vino che ricomprerei perché espressione unica e atipica del Roero e soprattutto del Nebbiolo.
Poi come non citare la mitica performance di Eddie Vedder, frontman della band di Seattle Pearl Jam che, durante un concerto tenutosi a Chicago nel 2013, si è bevuto sul palco un Roero: Matteo Correggia “you’re still Alive” in ogni bottiglia!

 

Federico

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