Gualdo del Re Sangiovese 2010

In Toscana esiste un territorio che ho potuto scoprire attraverso l’assaggio di un vino.
In provincia di Livorno, a Suvereto, la viticoltura ha sempre delineato le attività agricole nei secoli sino ad oggi. Qui Elisa Bonaparte, signora di Piombino, intuì l’enorme potenziale enologico dei terreni e fece impiantare un 2vigneto di stampo “francese” allineandosi in modo sorprendente coi sistemi di allevamento moderni.
Col passare degli anni la cultura e la coltura implementarono a tal punto che nel 1989 venne istituita la D.O.C. Val di Cornia che si impose subito a livello commerciale sino al 2000 dove venne specificata la zona di maggior vocazione: Suvereto.
Il Sangiovese che già in tutta la Toscana faceva da padrone incontrastato, conquistò anche questi terreni e le colline iniziarono presto a vivere l’eterno dualismo con i “bordolesi”, spesso e volentieri a favore del primo.
È un piacere notare come la stessa uva in tutta la regione assuma sfumature e caratteri totalmente diversi a seconda delle zone d’origine, dal Chianti al Morellino dal Brunello alle altre zone, mutevole ma con una costante netta e sempre presente, il Sangiovese, uva più coltivata d’Italia ha nel suo polimorfismo la sua caratteristica vincente.
Oggi parlando della D.O.C. Val di Cornia Suvereto parliamo dell’azienda Gualdo del Re che ne produce una bottiglia vinificandolo in purezza.
Questo vino subisce un fermentazione alcolica in vasche d’acciaio a temperatura controllata, permettendo, grazie a temperature non troppo elevate, un’ottima estrazione antocianica.
La malolattica è svolta a fine fermentazione alcolica nelle barrique dove resta per circa 15 mesi. Il vino poi passa in bottiglia dove riposerà per almeno un anno.
3L’annata che ho provato è una 2010 , un prolungato affinamento in bottiglia ha permesso a questo sangiovese di arricchirsi in corpo e spessore, forse andando leggermente oltre a quell’equilibrio sensoriale di cui spesso il sangiovese è caratterizzato.
Dal colore rosso porpora intenso, il vino (non filtrato) si presenta terso e impenetrabile. Al naso è molto interessante con note vive e nette di frutta rossa come la marasca, la mora e il ribes, accompagnate da una vaniglia leggera legata all’invecchiamento in legno.
I tannini presenti non sono ruvidi, abbastanza morbidi e in linea con l’acidità non elevata.
Il sorso è pieno, corposo e caldo, in bocca il vino sprigiona sentori di frutta con una persistente nota terrosa, speziata, di tabacco e “sanguigna” che lo rende a tratti leggermente austero e tenace.
Questo sangiovese risulta interessante poiché poco canonico, rappresenta un vino con dei leggeri limiti che però stuzzicano l’intelletto di chi lo prova.
Un vino che consiglierei, dal buon rapporto qualità prezzo (non supera i 13/15€).
Il Gualdo del Re è la prova che la lotta, soprattutto toscana tra il sangiovese e i vitigni “bordolesi” può essere vinta, spesso a mani basse, dal primo, presentando caratteri forti e sprigionando un rapporto col terroir vero vivo e netto.

Andrea

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